19 Apr 2019 Scritto da: Segreteria

Auguri di una Santa Pasqua di Risurrezione

Come auguri di una Santa Pasqua di Risurrezione voglio condividere con voi alcune riflessioni tratte dalla lettura del libro di don Giuliano Zanchi, Rimessi in viaggio. Questo testo rilegge in chiave “moderna” la vicenda dei due discepoli di Emmaus, che Luca al capitolo 24 ci racconta.

Don Umberto

 

Due di loro erano in cammino … da Gerusalemme

Anche noi abbiamo lasciato, non tanto Gerusalemme ma Roma, la città della gloria, della sicurezza, della potenza, del riconoscimento. Quella città che anche noi, o meglio i nostri avi, avevano costruito ed edificato, siamo chiamati ad abbandonare, se vogliamo restare in compagnia del mondo. Il mondo non ha abbandonato le nostre chiese e i nostri templi?

Forse anche noi abbiamo sempre pensato di essere gli eredi di una storia che qualcun altro aveva imbastito una volta per tutte. Solo adesso comprendiamo che questa pagina – i discepoli di Emmaus – parla di noi. In effetti noi cristiani siamo di nuovo per strada. Per qualche secolo ci eravamo convinti di aver fissa dimora in un mondo immutabile. Invece la storia ci ha rimessi in viaggio. Anzi è proprio papa Francesco che dice alla sua Chiesa di rimettersi in viaggio, per le strade del mondo, lasciandosi contaminare o meglio profumare dalla storia: vivendo in mezzo alla gente, lasciando le nostre sagrestie, cercando prima di tutto la compagnia di questa umanità irrequieta che con innegabile coraggio continua a cercare le ragioni del vivere. Siamo pure noi dentro a questo agitarsi dei popoli fra gli ondeggiamenti di un cammino dalle destinazioni ignote. Andiamo dove vanno gli uomini e le donne del nostro tempo. Ma in tutto questo mobilitarsi il cammino dei cristiani sembra ancora una volta una fuga dal mondo. Non ha il passo convinto di qualcuno che sa dove andare! Ci si vuole, forse, allontanare da quel luogo che si ritiene ostile e nemico, alla ricerca di una patria più rassicurante. Il cristiano di oggi si sente “disadattato”, fuori posto in questo mondo.

 

discorrevano e discutevano insieme … col volto triste

Sembriamo gente che se ne va per la propria strada immusoniti e borbottanti, tentati di continuare a parlare tra di noi con ossessione di quello che è accaduto, del passato, di questo presente vissuto come una debacle, come la perdita di tutto, di come era bello una volta, del perché non esiste più quel mondo, di chi è la colpa della sua fine.

 

noi speravamo … potente in opere e in parole … lo hanno crocifisso

La nostra storia cristiana ha nutrito a lungo aspettative di gloria che il tempo sembrava concederle. L’idea che nel nome di Gesù si potesse creare sulla terra una grande società cristiana, forte, egemone, vincente, titolata per principio a rappresentare in esclusiva il bene, a imporlo se necessario, con il diritto e il dovere di allargarsi in tutto il mondo, questo glorioso passato di un cristianesimo trionfante, la storia ha finito per crocifiggerlo. Ci troviamo immersi in un lutto che ci sembra impossibile da elaborare. Un cristianesimo crocifisso al palo della sua insignificanza e piccolezza terrena,  sguarnito anche di quella divinità e di quella gloria che ci paiono necessarie per poterlo ritenere vero.

 

si accostò e camminava con loro

Perché noi rientrassimo in noi stessi rimettendo a fuoco il nostro compito nel mondo, è sempre stato necessario che uno straniero si accostasse a noi, qualche evento storico, le istanze di una nuova cultura, le manate della storia, i bisogni dell’umanità. Il maestro non prevedeva di per se stesso il successo immediato, la vittoria, la gloria terrena: un cristianesimo non è meno vero per il fatto di non essere più potente! L’estraneo che ogni volta si accosta al nostro cammino, sollecitando la nostra introspezione, mettendoci sulla strada dell’autocritica, è il modo con il quale lo Spirito parla alle Chiese, sospingendole talvolta con la forza a percorrere i sentieri del dubbio e delle domande. La storia è il modo con cui Gesù ci parla e si accosta a noi, senza che noi subito possiamo riconoscerlo. Arriva con passo felpato, anonimo, apparentemente indecifrabile e fastidioso.

 

cominciando da Mosè e da tutti i profeti

Nei momenti di crisi i cristiani provano a tornare alle Scritture, ai fondamenti, alle origini, cercano di ripartire da Mosè e dai profeti, per congedarsi da aspettative improprie, e rimettere a fuoco l’essenziale del loro compito.

 

resta con noi perché si fa sera

Congedare questo straniero significherebbe condannarsi per sempre a quell’autismo con cui una testimonianza religiosa diventa ideologia.

 

quando fu a tavola con loro

Bisogna restare fraterni commensali del presente, del proprio tempo, dell’umanità di oggi, perché quello è il volto con cui Gesù sceglie ogni volta per rivolgersi alla nostra stanca inquietudine. Qualche volta ritroviamo persino l’audacia di sederci di nuovo alla tavola del presente, insieme alla comune umanità con cui condividere le cose più elementari della vita. Cominciamo a ritrovare noi stessi quando accettiamo ancora una volta di stare a tavola con il mondo e con gli uomini che sono i nostri compagni di viaggio.

 

prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro

Stare a tavola significa dividere il pane della medesima umanità, ascoltare domande nuove, sentirsi partecipi di un cammino comune, scambiare umilmente la parola, mettersi al servizio, soccorrere le fragilità, occuparsi di quelli che nessuno vede, ma anche interessarsi delle cose straordinarie che gli uomini continuano a fare.

 

ed ecco si aprirono loro gli occhi

E quando ritroviamo questa capacità di dividere con tutti il pane dell’umanità, improvvisamente si aprono i nostri occhi, cominciamo a vedere le cose in modo nuovo. Quando siamo capaci realmente di divedere il pane della comune umanità, molti occhi si aprono, molte teste si girano, molti incontrano Gesù nel segno di cui siamo portatori, vedono la trasparenza di qualcosa che merita credito, perché alla gratuità e al disinteresse i gesti diventano veri. Non appena accettiamo di stare a tavola con il mondo di tutti, disposti ancora a dividere il pane della nostra umanità, sentiamo subito che Gesù è presente, anche se non lo vediamo. Questo tempo che infrange i nostri sogni è capace anche di aprire i nostri occhi.

 

e partirono senza indugio

Tornare là fuori, in mezzo agli uomini, nel mondo, per le strade, anche quelle avvolte nella penombra. Perciò dobbiamo uscire di casa. Il Signore è già la fuori con le maniche tirate su ad aspettarci.