21 Gen 2019 Scritto da: Don Umberto

EVANGELIZZATORI CON SPIRITO

Il capitolo 5 dell’Evangelii Gaudium parla dell’evangelizzatore, ossia del discepolo che si apre, senza paura, all’azione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Anche noi al termine di questo per-corso saremo chiamati a percorrere con più consapevolezza le strade dell’uomo, a diventare pure noi discepoli-missionari, parlando la lingua degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Alla luce di questo, ci è sembrato opportuno chiedere a ciascuno di voi di ri-scrivere una pagina di vangelo: “sei chiamato a raccontare la gioia del vangelo, ossia che cosa il vangelo ha compiuto nella tua vita”. Con le tue parole e con l’apporto della tua comunità racconta ciò che lo Spirito Santo ha suscitato in te. Fallo con parresia perché sei stato chiamato ad annunciare la novità del Vangelo con audacia, a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Anche noi – come papa Francesco – vorremmo trovare le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa!

Essere evangelizzatori con Spirito significa essere persone che pregano e lavorano. Per fare questo occorre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti – anche quelli scritti – si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. Proprio per questo – e con questo non vogliamo di certo gravare sulle vostre spalle – vi chiediamo, al termine del per-corso, di svolgere un elaborato, consideratelo come la ri-scrittura dell’esperienza che insieme abbiamo condiviso in questi due anni. Semplicemente raccontate come “la gioia del vangelo” ha cambiato la vostra vita, come l’esperienza fatta insieme ci ha resi consapevoli del dono grande che il Signore Risorto ha compiuto nella nostra vita. Evangelizziamo non perché ci sentiamo i primi della classe, ma perché evangelizzare è aver scoperto l’amore di Gesù, aver vissuto l’esperienza di essere salvati da Lui e questo ci spinge ad amarlo sempre di più.

«Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale. Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, «quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo» (1 Gv 1,3)» (Papa Francesco).

La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova.

Ricordati: quando si riesce ad esprimere adeguatamente e con bellezza il contenuto essenziale del Vangelo, sicuramente quel messaggio risponderà alle domande più profonde dei cuori.

«Il missionario è convinto che esiste già nei singoli e nei popoli, per l’azione dello Spirito, un’attesa anche se inconscia di conoscere la verità su Dio, sull’uomo, sulla via che porta alla liberazione dal peccato e dalla morte. L’entusiasmo nell’annunziare il Cristo deriva dalla convinzione di rispondere a tale attesa» (Giovanni Paolo II).

Abbiamo a disposizione un tesoro di vita e di amore, è una risposta che scende nel più profondo dell’essere umano e che può sostenerlo ed elevarlo.

Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo è la gloria del Padre, viviamo e agiamo «a lode dello splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Se siamo missionari è anzitutto perché Gesù ci ha detto: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8).

Noi crediamo, la Chiesa di Parma confida in te!

 

Don Umberto