22 Dic 2018 Scritto da: Segreteria

Santo Natale a tutti!

Un grazie speciale

come dice senza stancarsi papa Francesco …. stiamo innescando dei processi … perchè il tempo è più dello spazio.

Nella notte di Natale ascolteremo l’antico ma sempre nuovo racconto della nascita di Gesù, prefigurando sin da subito il rifiuto di lui che avrà il suo culmine nella crocifissione. Infatti se leggiamo con attenzione le parole “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” sono le stesse parole che alludo alla sepoltura: “lo avvolsero in un lenzuolo e lo deposero in un sepolcro”. Quella che poteva essere una scena di tenerezza si tramuta in dramma, tragedia ed esclusione. La famiglia di Nazaret non trova alloggio e deve ripiegare su un riparo di fortuna. La storia si ripete e non solo là dove si sperimentano guerre, devastazioni, oppressioni, ma anche qui da noi troppe persone e famiglie vivono l’angoscia di una casa che non c’è, di uno sfratto imminente, della mancanza di una dimora stabile dove ripararsi soprattutto nella stagione fredda. «Incredibile!!! Non c’era posto nell’albergo per il Figlio di Dio, l’Onnipotente, Colui che dà tutto se stesso, fino a morire sulla croce, per amore dell’uomo. Ma in fondo non è così strano. Se tu fossi un albergo quanto posto ci sarebbe in te per ospitarlo?» (Tonino Bello). Per loro e per tanti altri non c’è posto nel mondo perbene, che difende con le unghie e con i denti – e tra poco anche con l’uso delle armi – i suoi averi e i suoi privilegi, i suoi diritti. Gesù nasce in una famiglia che cerca alloggio, che si fa solidale con chi non ha un posto dove nascere ed essere accolto. Il Natale ci ricorda che Gesù è nato così come nascono tanti bambini profughi, in una situazione simile a chi non trovava alloggio ed è rifiutato, proprio nel momento in cui dovrebbe essere più che accolto. Gesù è stato migrante ed è nato in una condizione di rifiutato. La sua vicenda ci dice che la luce della salvezza sta lì, in chi è rifiutato, non nei palazzi dei re. Il volto di Dio umanissimo si identifica con la vita di coloro che non hanno posto perché esclusi e tenuti ai margini. Natale ci dice che incontrare Gesù implica un divenire più umani, capaci di prendersi cura di chi è fragile, di chi da solo non ce la fa a sbarcare il lunario. “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”: nonostante questo rifiuto da parte del suo popolo, Gesù è voluto venire al mondo lo stesso, si è voluto legare all’uomo in modo unico ed irripetibile: ha voluto “vestire i suoi panni”. Il Dio “Onnipotente” e “forte” ha voluto farsi “debole”, “povero”, ha voluto nascere in una grotta, al “freddo e al gelo” come si canta in una nota canzone. Ma questo Dio è proprio strano! Quando tutti inseguono le persone più di successo, i primi che vuole incontrare sono dei pastori. Si, coloro che non hanno la stima dei più. Sceglie di incontrare i più deboli per primi. Gesù ci sorprende ancora. Quanta povertà c’è attorno a te? Quante persone conosci attorno a te, che forse attendono un gesto di affetto e accoglienza da parte tua? Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. «E se invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo» (Tonino Bello). Mettiamoci in cammino senza paura.

don Umberto e tutta la segreteria

 

AuguriNatale2018